5 Ottobre 2009

Questione meridionale

2 Ottobre 2009

Preghiera per Cernobyl’

Monologo sul perché la gente ricorda.

“E’ lei s’è messa a scrivere su quest’argomento? Proprio  su questo! Io invece non voglio che si sappia di me… Di quel che ho provato laggiù… o meglio: da un lato ci sarebbe anche la voglia di aprirsi, di raccontare tutto fino in fondo, ma dall’altro mi rendo che ciò significherebbe mettersi a nudo e questo non lo vorrei…

Si ricorda di Tolstoj? Pierre Bezuchov è rimasto sconvolto dalla guerra e gli sembra che nulla ormai – in lui stesso o nel mondo- possa più essere come prima. Ma non passa molto tempo, e già lui finische per dirsi: “Continuerò a inverire come sempre contro il mio cocchiere, a essere come sempre scontento”. Perché, allora, la gente ricorda? Per stabilire la verità? La giustizia? Per liberarsi e dimenticare?Perché capisce di avre preso parte a un avvenimento eccezionale ? O perché cerca di proteggersi mediante il passato?E tutto ciò nonostante chei ricordi siano qualcosadi fragile, di effimero, e non siano tanto le nozioni esatte quanto piuttosto delle intuizioni dell’uomo su sé stesso. Non sono ancora delle conoscenze, ma sono dei sentimenti.

Svetlana Alesksievic,  Preghiera per Cernobyl’, edizioni E/O

29 Giugno 2009

Io, Saverio Strati

Io, Saverio Strati sono nato a Sant’Agata del Bianco il 16 agosto 1924.strati-saverio_1
Finite le scuole elementari, avrei voluto continuare gli studi ma era impossibile, perché la famiglia era povera. Mio padre, muratore, non aveva un lavoro fisso e per sopravvivere coltivava la quota presa in affitto. Io mi dovetti piegare a lavorare da contadino a seguire mio padre tutte le volte che aveva lavoro del suo mestiere. Piano piano imparai a lavorare da muratore. A 18 anni lavoravo da mastro muratore e percepivo quanto mio padre ma la passione di leggere e di sapere era forte. Nel 1945, a 21 anni, mi rivolsi a mio zio d’ America, fratello di mia madre, per un aiuto. Mi mandò subito dei soldi e la promessa di un aiuto mensile. Potei così dare a Catanzaro a prepararmi da esterno, prendendo lezioni da bravi professori, alla maturità classica. Fui promosso nel 1949, dopo quattro anni di studio massacrante. Mi iscrissi all’università diMessina alla facoltà di Lettere e Filosofia. Leggere e scrivere era per me vivere. Nel ‘50-‘51 cominciai a scrivere come un impazzito. Ho avuto la fortuna di seguire le lezioni su Verga del grande critico letterario Giacomo De Benedetti. Dopo due anni circa di conoscenza, gli diedi da leggere, con poca speranza di un giudizio positivo, i racconti de “La Marchesina”. Con mia sorpresa e gioia il professore ne fu affascinato. Tanto che egli stesso portò il dattiloscritto ad Alberto Mondadori della cui Casa Editrice curava Il Saggiatore. Il libro “La Marchesina” ebbe il premio opera prima Villa San Giovanni. Alla “Marchesina” seguì il primo romanzo “La Teda”, 1957; alla “Teda” seguì il romanzo “Tibi e Tascia” che ricevette a Losanna il premio internazionale Vaillon, 1960. Ho sposato una ragazza svizzera e ho vissuto in quel paese per sei anni. Da questa esperienza è nato il romanzo “Noi lazzaroni” che affronta il grave tema dell’emigrazione. Il romanzo vinse il Premio Napoli. Nel 1972 tornato in Italia la voglia di scrivere è aumentata. Ho scritto “Il nodo”, ho messo in ordine racconti, apparsi col titolo “Gente in viaggio”con i quali vinsi il premio Sila. Negli anni 1975-76 scrissi “Il Selvaggio di Santa Venere” per il quale vinsi il Supercampiello, nel 1977. A questo libro assai complesso seguirono altri romanzi e altri premi. Il romanzo “I cari parenti” ricevette il premio Città di Enna; “La conca degli aranci” vinse il premio Cirò; “L’uomo in fondo al pozzo” ebbe il premio città di Catanzaro e il premio città di Caserta. Nel 1991 la Mondadori rifiutò, non so perché, di pubblicare “Melina” già in bozza e respinse l’ultimo mio romanzo “Tutta una vita” che è rimasto inedito. Con i premi di cui ho detto e la vendita dei libri avevo risparmiato del denaro che ho usato in questi anni di silenzio e di isolamento. Ora quel denaro è finito e io, insieme a mia moglie mi trovo in una grave situazione economica. Perciò chiedo che mi sia dato un aiuto tramite il Bacchelli, come è stato dato a tanti altri. Sono vecchio e stanco per il tanto lavoro. Sono sotto cura, per via della pressione alta. Esco raramente per via che le gambe a momenti mi danno segni di cedere. Nonostante questi guai porto avanti il mio diario cominciato nel 1956. Ho inediti, fra racconti e diario, per circa 5000 pagine. La mia residenza è a Scandicci.

Saverio Strati

Post scriptum
Devo aggiungere che avendo editore alle spalle e libri da pubblicare e da ristampare, non mi sono preoccupato a organizzarmi per avere una pensione, un’assistenza nella vecchiaia. Non ho, da anni, una collaborazione a giornali o a riviste. Perciò non ho nessun reddito e quindi è da tre anni che non faccio la dichiarazione dei redditi. Faccio inoltre presente che alcuni dei miei romanzi sono tradotti in francese, in inglese, in tedesco, in bulgaro, e in slovacco e in spagnolo (Argentina). Miei racconti sono apparsi in riviste cinesi e in antologie dedicata alla narrativa contemporanea italiana: in Germania, in Olanda, in Cecoslovacchia e in Cina.

28 Giugno 2009

MERIDIONAL BOOKCROSSING

Libera circolazioni di libri, libera circolazione di idee. Bookcrossing come esercizio di libertà. Da queste semplici premesse nasce libri21Meridional Bookcrossing, passaggio di libri, di mano in mano, lungo le dissestate strade dell’Italia meridionale.

Un gioco delirante, un’ambiziosa scommessa, un onirico viaggio negli infiniti mondi del verosimile, alla scoperta degli scrittori, noti e meno noti, del nostro Sud: una follia realizzabile solo con la vostra collaborazione.

E attraverso i vostri commenti, recensioni, suggerimenti e critiche seguiremo non solo le strade percorse dai libri, ma anche le variegate sfaccettature dell’ immaginario collettivo di una Italia, quella meridionale, ancora troppo poco conosciuta.

Opere e lettori posti a diretto confronto in un dialogo continuo privo di censure. Lettori e opere uniti da un divertito e divertente esercizio di critica.

23 Giugno 2009

Italian People

Italian People, inserito originariamente da Jarek Jarosz.

22 Giugno 2009

Bari Underground

Cerchiamo racconti. Cinque per l’esattezza. Racconti di giovani esordienti, racconti inediti. Tema del concorso: Bari sotterranea.

Bari è una città complessa, variegata, multiforme. Città di contraddizioni e violenza, di coca e prostituzione, di inchieste giudiziarie e scandali preannunciati. Di finto perbenismo e di opulenza ostentata. Città violenta, indifferente, richiusa in se stessa e nelle proprie contraddizioni. Oppure no? Esiste una città diversa? Esistono altri volti e sfumature? Esiste una città sommersa, non ancora narrata, una città inedita? Voi scrivete i racconti, massimo cinque cartelle ( 9000 battute, spazi compresi) e noi organizzeremo un reading, a gennaio, in un teatro di Bari, con la collaborazione di attori e musicisti professionisti. Un reading in piena regola. Una serata evento in cui leggeremo i vostri racconti e ascolteremo musica dal vivo.

Avete tempo fino alla fine di novembre. Inviate i vostri racconti a redazione.pennypress40@gmail.com  specificando nell’oggetto della mail “concorso letterario”. Ricordate: massimo cinque cartelle. I racconti di lunghezza superiore saranno cestinati.

Comitato di lettura:

Livio Costarella

Michele Casella

Emiliana Iacovelli

Silvia Molinari

Contatore visite gratuito

19 Giugno 2009

NON SI SGOMBERA

NON SI SGOMBERA., inserito originariamente da PAJEWSKA.

18 Giugno 2009

Herzog

saul bellowSe sono matto, per me va benissimo, pensò Moses Herzog. C’era della gente che pensava che fosse toccato, e per qualche tempo persino lui l’aveva dubitato. Ma adesso, benchè continuasse a comportarsi in maniera un pò stramba, si sentiva pieno di fiducia, allegro, lucido e forte. Gli pareva d’essere stregato, e scriveva lettere alla gente più impensata. Era talmente infatuato da quella corrispondenza, che dalla fine di giugno, dovunque andasse si trascinava dietro una valigia piena di carte. Se l’era portata, quella valigia, da New York a Martha’s Vineyard. Ma da Martha’s Vineyard  era riscappato indietro subito; due giorni dopo aveva preso l’aereo per Chicago, e da Chicago era filato in un paesino del Massachusetts occidentale. Lì, nascosto in mezzo alla campagna, scriveva a più non posso, freneticamente, ai giornali, agli uomini pubblici, ad amici e parenti e finì per scrivere pure ai morti, prima ai suoi morti, e poi anche ai morti famosi.

Saul Bellow    Herzog

3 Giugno 2009

Chiedi alla polvere

1235772hauptvs1Avevo vent’anni allora. Che diavolo, dicevo, prenditela comoda, Bandini. Hai davanti a te dieci anni per scrivere un libro, vacci piano, allora, guardai attorno e impara qualcosa, gira per le strade. Il tuo guaio è che non sai niente della vita. Dio mio, amico, ti rendi conto che non sei mai stato con una donna? Sì che ci sono stato e con un sacco, anche. Oh no, non è vero. Hai bisogno di una donna, hai bisogno di farti un bagno, hai bisogno di una bella sgroppata, hai bisogno di soldi. Dicono che basti un dollaro nei posti giusti, al massimo due. Be’,  giù alla Plaza ne basta uno comunque, ma tu non ce  l’ hai, e un’altra cosa, codardo, anche se avessi un dollaro non ci andresti, perché a Denver ti è capitata l’occasione e non ne hai approfittato. No, vigliacco, hai avuto paura, e ce l’hai ancora. Per questo sei felice di non avere il dollaro.

Paura di una donna! Ah, il grande scrittore! Come fa a parlare delle donne, se non ne hai mai avuta una? Ehi, tu, miserabile impostore, fasullo che non sei altro, per forza non riesci a scrivere! Non c’è da stupirsi se non c’è nemmeno una donna in Il cagnolino rise. Non c’è da stupirsi se non c’è nemmeno una storia d’amore, povero scemo, scolaretto presuntuoso.

John Fante   Chiedi alla polvere 


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1 Giugno 2009

Il focolare e la salamandra

people_bradbury_400Era una gioia appiccare il fuoco.

Era una gioia speciale vedere le cose divorate, vederle annerite, diverse. Con la punta di rame del tubo fra le mani, con quel grosso pitone che sputava il suo cherosene venefico sul mondo, il sangue gli martellava contro le tempie, e le sue mani diventavano le mani di non si sa quale direttore d’orchestra che suonasse tutte le sinfonie fiammeggianti, incendiarie, per far cadere tutti i cenci e le rovine carbonizzate della storia. Col suo elmetto simbolicamente numerato 451 sulla stolida testa, con gli occhi tutta una fiamma arancione al pensiero di quanto sarebbe accaduto la prossima volta, l’uomo premette il bottone dell’accensione, e la casa sussultò in una fiammata divorante che prese ad arroventare il cielo vespertino, poi a ingiallirlo ed infine ad annerirlo. Egli camminava dentro una folata di lucciole. Voleva soprattutto, come nell’antico scherzo, spingere un’altea su un bastone dentro la fornace, mentre i libri, sbatacchiando le ali di piccione, morivano sulla veranda e nel giardinetto della casa, salivano in vortici sfavillanti e svolazzavano via portati da un vento fatto nero dall’incendio.

Montag ebbe il sorriso crudele di tutti gli uomini brucciacchiati e respinti dalla fiamma.

Sapeva che quando fosse ritornato alla sede degli incendiari avrebbe potuto ammiccare a se stesso, specie di giullare negro, sporco di carbon fossile, davanti allo specchio. Poi, all’atto di coricarsi, si sarebbe sentito quel sorriso, una sorta di smorfia, ancora artigliato nei muscoli facciali, al buio. Non scompariva mai, quel sogghigno, non se n’era andato mai nemmeno una volta per quanto riandasse con la memoria al passato.

Ray Bradbury   Fahrenheit 451 Mondadori